Pubblicato il 25 Marzo 2015

La fortuna è cieca, ma il governo ci vede benissimo e si butta sui ciechi

L’hanno sempre dipinta nei secoli come una dea bendata, perché la fortuna deve essere casuale e possibile per chiunque: non conosce il volto di chi abbraccerà, con lei non valgono raccomandazioni. Anche nei concorsi a premi deve essere bendato chi estrae a caso la pallina con il numero o il biglietto vincente: non vedendo non può favorire nessuno. Il governo di Matteo Renzi ha capovolto una tradizione millenaria: a non potere vedere sarà chi ha in mano il biglietto vincente, non chi lo estrae.

È l’ultima trovata dell’erario, contenuta in un decreto ministeriale firmato dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e trasmesso in Parlamento da Maria Elena Boschi: quello che individua le lotterie nazionali da effettuare nell’anno 2015. Decreto articolato e verboso, ma che dal 2011 serve a individuare una sola lotteria restata: quella Italia, abbinata a una trasmissione televisiva in prima serata, con tradizionale estrazione dei biglietti fortunati il giorno della Befana.

Lotterie tradizionaliA forza di sfruttare la passione per il gioco degli italiani in mille modi (dal Lotto al Bingo, dai biglietti con vincita istantanea ai videopoker), le lotterie tradizionali da anni non tirano più. Fino a una decina di anni fa se ne organizzavano almeno 7-8 all’anno e c’era la gara ad abbinarle a manifestazioni folcloristiche locali o ad avvenimenti nazionali (dal Carnevale di Viareggio al premio ippico di Agnano, dalla giostra della Quintana al Festival di Sanremo).

Nel 2009 ce ne erano ancora tre, l’anno successivo due e poi è restata solo la Lotteria Italia: questa restava in piedi grazie alla tv, tutte le altre non riuscivano manco a ripagarsi le spese di stampa e distribuzione dei biglietti. Nel 2013 anche la lotteria Italia è andata in deficit, ma l’anno scorso all’improvviso è tornata a dare segni di vita. I biglietti venduti sono stati 7,6 milioni, con un minimo di utile per l’erario.

Così il governo, sempre in cerca di soldi con cui tappare i buchi di bilancio, ha pensato bene di raddoppiare. Ed è qui che ha capovolto la tradizione: nel 2015 ci sarà una seconda lotteria nazionale, e sarà abbinata al Premio Louis Braille, organizzato dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.

L’idea è quella di vendere a loro un bel pacchetto di biglietti che ovviamente saranno stampati in carattere braille, e poi di sfruttare la passione degli italiani per la solidarietà per chiamare tutti gli altri all’acquisto. Non è infatti vero che ad ogni raccolta fondi – anche via sms – per iniziative di solidarietà gli italiani scattano come un sol uomo e mostrano la loro generosità perfino in tempi di crisi nera come quelli vissuti in questi anni? E allora proviamo a raschiare il fondo anche di quel barile e provare la lotteria per i ciechi.

Non è una malignità, perchè proprio al testo del decreto Padoan è allegata una relazione illustrativa che poggia proprio su queste considerazioni, sia pure con il linguaggio freddo della burocrazia. Dopo avere spiegato «i segnali di leggera ripresa rilevati lo scorso anno», si sostiene che «possano ancora celarsi delle potenzialità per recuperare l’affezione dei giocatori».

Ed ecco l’amo lanciato ai compratori ciechi: «In particolare si ritiene che, ora più che in passato, il tentativo di accentuare il carattere solidaristico di tale prodotto di gioco possa contribuire ad una sua rivitalizzazione. Per questa ragione si propone per l’anno 2015, accanto alla tradizionale Lotteria Italia, anche una lotteria abbinata al Premio Louis Braille, organizzato dall’Unione Italiana Ciechi che, per una buona riuscita della lotteria, si è mostrata disponibile ad una attività di sensibilizzazione nelle proprie sedi finalizzata ad una più capillare distribuzione dei biglietti».

Come la Lotteria Italia anche il Premio Louis Braille è diventato negli ultimi anni un avvenimento televisivo, ripreso almeno nella sua manifestazione finale dalla Rai. In quell’occasione si esibiscono anche cantanti più o meno conosciuti (nell’ultima edizione Luca Barbarossa, Ron, Cristiano De Andrè e Antonella Ruggero) e l’evento si può prestare a una certa popolarità.

Secondo la relazione di Padoan infatti per tenere in piedi le lotterie tradizionali la televisione è fondamentale: «È innegabile che l’impatto mediatico esercitato dal messaggio televisivo susciti curiosità nei confronti della lotteria, e quindi, è ipotizzabile che il pubblico dimostri un maggiore interesse per la proposta. Quindi si può sicuramente affermare che ai fini del rilancio del settore, la riaffermazione delle lotterie tradizionali non può prescindere dal correlato interesse che le emittenti televisive potranno riservare nei confronti di tale gioco proponendo abbinamenti a spettacoli televisivi di più rilevante interesse ed in fasce orarie di maggiore audience».

Tv a parte, sembra che con la lotteria per i ciechi il governo vada davvero a raschiare il fondo del barile, oltretutto per raccogliere una manciata di entrate per l’erario: le lotterie tradizionali hanno fatto incassare in questi anni solo qualche centinaio di milioni di euro sugli oltre 16 miliardi che vengono alla voce «Lotto e lotterie». Non a caso si era registrata la rinuncia a gran parte delle manifestazioni.

L’anno scorso il predecessore di Padoan aveva spiegato che «nel tempo, si è perso il senso tradizionale dell’abbinamento a manifestazioni ed eventi conosciuti ed apprezzati dal pubblico e la richiesta degli organizzatori è stata spesso finalizzata unicamente ad ottenere un contributo di tipo economico che si è, peraltro, rivelato di modestissima entità attesi i risultati conseguiti».

Il governo di Enrico Letta aveva ricordato: «In base alla normativa vigente, infatti, dalla vendita dei biglietti dovrebbe derivare la copertura delle spese di organizzazione, dei premi, delle entrate erariali e, per differenza, la quota di utili dello Stato e le relative quote riconosciute agli enti organizzatori». Ma ora, mettendo le mani nelle tasche dei ciechi, il governo Renzi è certo di fare di nuovo Bingo e tornare a incassare anche da quella vendita di biglietti che da troppo tempo non rendeva più.

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